Efficenza produttiva: Una questione di Dati
Operazioni eseguite senza una reale necessità, tempo impiegato per correggere errori invece che svolgere il lavoro, decisioni prese senza una programmazione strategica, operando in risposta invece di pianificare: sono tutte forme di spreco che, in una cantina italiana media, convivono da anni con l’attività quotidiana.

Inefficienza strutturale
Un’azienda che non pianifica le attività in funzione degli eventi che si verificano, che non quantifica l’infrastruttura produttiva, che non collega la produzione ai risultati economici e che non tiene traccia dei propri processi e clienti, è un’azienda che dipende dall’umore del mercato più che dal proprio modello di business. Questo tipo d’impresa continua a sperperare risorse produttive e commerciali, spreca tempo, input produttivi e manodopera per generare un vino che non corrisponde al cliente target.
I numeri sono chiari. La difesa fitosanitaria è la voce di costo più pesante in viticoltura ed è anche l’area dove la variabilità decisionale è più marcata. Secondo il CREA, le attività intorno alla lotta ai patogeni assorbono più del 30% degli input produttivi delle aziende viticole (Rapporto RICA 2025). Ma non è solo una questione di input. Una rilevazione telemetrica su un’azienda di 117 ettari (Sarri et al., Journal of Agricultural Engineering, 2020) ha misurato un errore operativo del 9,53% con un’efficienza media del cantiere di appena il 37%, il che significa che il 63% del tempo viene speso in attività non funzionali al lavoro da svolgere.
In Italia è stato condotto uno studio su un campione di 531 aziende viticole (Cisilino et al., Wine Economics and Policy, 2021) che ha misurato come l’efficienza tecnica media si ferma al 77,8% in convenzionale e all’83,6% in biologico, evidenziando un’inefficienza strutturale del 16-22%.
Il punto di svolta
Quando s’implementa un sistema avanzato per gestire i dati efficacemente, la situazione cambia. La letteratura scientifica documenta per esempio riduzioni dei trattamenti fitosanitari fino al 50%, mantenendo o migliorando l’efficacia. Non si tratta di un’ipotesi, ma di una realtà tangibile che si verifica solo quando i dati smettono di essere un archivio inutilizzato e diventano un supporto concreto per le decisioni quotidiane.
Lo spreco di risorse produttive e commerciali non nasce con la crisi di mercato. Esisteva già, mascherato da margini che oggi non ci sono più. Per questo che la gestione strutturata dei dati deve essere quotidianamente realizzata, non come un lavoro da fare e da consultare, ma come nuovo strumento che rende utilizzabile le informazioni che l’azienda già genera in campo e in cantina, diventando una leva di competitività fondamentale.
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I costi nascosti
In periodi di mercato favorevoli, l’inefficienza produttiva può facilmente passare inosservata, assorbita dal ricavo e non visibile nel bilancio. Un trattamento in più, un errore di percorso, una decisione sconsiderata: costi reali, ma diluiti in un margine che li rende sopportabili. Tuttavia, gli ultimi anni hanno sconvolto questo equilibrio. Secondo l’Area Studi di Mediobanca, nel 2025 il settore vinicolo italiano ha registrato un calo delle vendite del 2,8%, ma un EBIT (indicatore finanziario che misura il profitto prima di interessi e imposte) in calo del 9,5% e un risultato netto peggiorato del 7,5%. Questi dati evidenziano che il calo della marginalità è più del triplo rispetto al calo del fatturato.
«Strutture di costo inflessibili»
Mediobanca attribuisce questo divario a costi che non si riducono quando il fatturato diminuisce. Una produzione mal gestita e non monitorata impedisce alle aziende di razionalizzare le risorse.
Parallelamente, l’export italiano è calato del 3,4% in valore (OIV, 2025) e il numero di aziende vinificatrici è sceso da 32.600 a 28.442 in soli tre anni (ISMEA). Dati allarmanti, anche perché le cause di questa contrazione di mercato sono molteplici e principalmente esogene: calo dei consumi, dazi, condizioni globali. Ma sopratutto, questa situazione ha eliminato lo spazio economico che prima mascherava l’inefficienza produttiva.
Lo spreco di risorse produttive e commerciali non è un episodio isolato, ma il risultato di una catena di effetti che parte a monte. Senza un quadro informativo affidabile, la tendenza è quella di agire in modo preventivo o reattivo, con conseguenze che si propagano su più livelli:
Attività superflue e spese non necessarie
Interventi ripetuti oltre il necessario, tempo e risorse impiegati senza una reale corrispondenza al fabbisogno del momento.
Assenza di programmazione e pianificazione
Questo approccio si traduce in attività prettamente preventive oppure in una reazione continua agli eventi, piuttosto che in una pianificazione proattiva.
Un esempio lampante è la vendemmia, che rappresenta uno dei maggiori costi annuali per un’azienda. La logistica di questo periodo cruciale dipende in larga misura dalla capacità di prevedere e modulare le dinamiche di maturazione delle uve. Senza questa visibilità, si rischia di raccogliere troppo presto o troppo tardi, compromettendo la qualità del prodotto. La manodopera, insieme agli altri input produttuvi, incide in modo significativo sulla struttura dei costi aziendali. Pianificare la vendemmia richiede quindi una conoscenza anticipata di ciò che accadrà in vigneto, non una scoperta in corso d’opera.
Nessuna correlazione tra produzione e risultati commerciali
Senza collegare i dati produttivi agli esiti agronomici, enologici e commerciali, l’azienda non è in grado di identificare quali scelte produttive stiano effettivamente generando valore e quali stiano solo incrementando i costi.
Forte dipendenza dal mercato
Un’azienda priva di visibilità sui propri processi è fortemente dipendente dalle condizioni esterne, come prezzo, domanda e congiuntura economica. Questa dipendenza limita la capacità dell’azienda di gestire i propri processi in modo autonomo e di avere margine di manovra interno.
Mancanza di dati strutturati sul prodotto
Rende difficile una corretta definizione del target di mercato. Senza informazioni dettagliate non solo sulla quantità, ma anche sulle caratteristiche qualitative del prodotto, diventa complicato definire il proprio cliente target e posizionare il prodotto in modo efficace sul mercato.
Le cause
Alla base di questa catena di problemi c’è quasi sempre la stessa questione: la gestione dei dati generati dai processi produttivi. Non si tratta di una mancanza di tecnologia, poiché sensori, piattaforme e strumenti di analisi esistono da tempo. Il problema risiede nel modo in cui questi dati vengono raccolti, integrati e resi utilizzabili.
Una tracciabilità interna ben strutturata, che documenti meticolosamente gli eventi stagionali e i risultati ottenuti, trasforma l’archivio da semplice deposito a memoria storica attiva. Diventa un riferimento prezioso per pianificare risposte strategiche, invece che reazioni istintive o attività preventive.
L’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano identifica nell’interoperabilità assente la barriera più comune all’adozione tecnologica in agricoltura. Questa osservazione è condivisa dalla letteratura scientifica internazionale, che sottolinea la frammentazione dei dati come uno dei principali ostacoli all’integrazione tra IoT e intelligenza artificiale nel settore.
- CREA — Rapporto RICA 2025.
- Sarri et al. — Journal of Agricultural Engineering, 2020.
- Cisilino et al. — Wine Economics and Policy, 2021.
- Area Studi Mediobanca — settore vinicolo italiano, 2025.
- OIV — dati export, 2025.
- ISMEA — numero di aziende vinificatrici.
- Osservatorio Smart AgriFood — Politecnico di Milano.


